Menu Pagine
TwitterRssFacebook
Menu Categorie

Pubblicato da il 23 Apr 2014 in Frammenti | 0 Commenti

Siamo al 28 luglio 1915 (G. Volpe)

Siamo al 28 luglio 1915 (G. Volpe)

Siamo al 28 luglio (1915). Un anno giusto dall’inizio della guerra europea. Ed ecco, Benedetto XV, il “sacerdote pacificatore”, il “dottore e vindice del diritto” (così la Civiltà cattolica), lanciare la sua prima esortazione ai governi di troncare l’ “orrenda carneficina che da un anno ormai disonora l’Europa”. La stampa italiana fece varia accoglienza a questa “exortatio apostolica”. Buona, i giornali più temperati e i tiepidi per l’intervento. Non buona i più accesi. Non erano anch’essi “vindici del diritto”? Sì, ma il loro diritto era diritto dell’Intesa, da realizzare schiacciando gli avversari: mentre, per la Chiesa tutti potevano avere ed avevano il loro torto poiché tutti si erano allontanati da Cristo; tutti avevano, al posto della sua legge, messo la “ragion di stato” o il “sacro egoismo” o il “diritto nazionale” ecc. e seguivano un diritto che si identificava con la forza, tutti si adagiavano in una civiltà senza Dio, alimentavano un nazionalismo senza morale, predicavano un patriottismo senza religione. Di qui, o frenesie di guerra o vano desiderio ed incapacità di raggiungere la pace.

Gioacchino Volpe, Il popolo italiano nella grande guerra (1915-1916), Luni Editrice, 1998, p. 268
(* Gioacchino Volpe, 1876-1971, aderente al fascismo, iniziò a scrivere questo testo negli anni ’20 e ’30)

Pubblica un Risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *