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Pubblicato da il 29 Dic 2020 in Letture | 0 Commenti

“Smettiamola! Tutti a casa per Natale!”: i nostri soldati lasciati soli, e amichevoli (S. Villa)

“Smettiamola! Tutti a casa per Natale!”: i nostri soldati lasciati soli, e amichevoli (S. Villa)

“Claudio, – questi soldati italiani sono i migliori di tutti. Sono stati dimenticati su queste montagne per anni. Chi ha mai pensato ai nostri uomini nell’angolo più sperduto delle Alpi Carniche? Tutti nel mondo pensavano alla Francia, al fronte francese. Sono stati lasciati soli.

“Ogni tanto qualcuno li vedeva ritratti in fotografie, in quei film fasulli, girati in Svizzera, dove venivano rappresentati facendo acrobazie, arrampicandosi sulle corde come scimmie, o sparando colpi da cima a cima. Alla gente piaceva lo spettacolo. Applaudivano, pensando che la guerra fosse uno sport meraviglioso. Non sapevano!

“Ma qualcuno conosceva come stavano realmente le cose, certamente.”

“Qualche generale tedesco giù a Monaco o nel quartier generale austriaco a Laiback. Alcuni di questi generali che, anni prima, erano soliti girare le nostre montagne con le loro mogli ammirando il paesaggio, prendendo appunti e abbozzando disegni. Conoscevano il punto debole del nostro fronte. Sapevano anche che i nostri uomini erano stanchi, consunti da due anni di sofferenza, ragazzi semplici che avrebbero ascoltato un appello amichevole, anche se fosse stato lanciato dal nemico!

“Cerchiamo di essere tutti amici! Perché combattere? I lavativi a casa diventano ricchi; noi moriamo qui come sciocchi, per niente. Smettiamola! Non un altro inverno nelle trincee!”

“Sapevano che lo stesso appello gli era rivolto dai socialisti in patria, dal Papa, dagli amici del popolo. “Perché combattere? Cerchiamo di essere tutti amici – mai più un altro inverno nelle trincee, tutti a casa per Natale!”

“L’inverno stava arrivando! L’inverno crudele delle trincee lassù, dove gli uomini muoiono come mosche, congelati a morte, tutte le notti. Dove non sai mai se il cibo arriverà in tempo prima che tu muoia di fame. Dove, se non vieni ucciso da un proiettile, è facile che tu possa essere ucciso dalle valanghe e, se riesci comunque a salvarti, puoi perdere il senno a causa delle sofferenze!

“A quel tempo il grande arco del nostro fronte orientale era sotto pressione oltre ogni limite, Claudio. Loro lo sapevano, i generali tedeschi e, al momento giusto, nel posto adatto, hanno colpito e l’arco ha ceduto.

“Oh,  Claudio! Quei soldati erano bravi come nessuno, quei soldati che fallirono. Non condanniamoli! Erano gli stessi uomini che avevano perso l’altopiano della Bainsizza, tre mesi prima. Erano buoni soldati, ma c’è un limite a tutto.

(…)”

Claudio Graziani mi ascoltava senza perdere una parola.

Si alzò e mi strinse la mano.

 

 

Silvio Villa (a cura di Franco Corleone), Claudio Graziani. Un episodio di guerra, Edizioni Menabò, 2019, (or. New York, 1919), p. 31-33

 

 

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