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Pubblicato da il 6 Ago 2015 in Letture | 0 Commenti

“Sopprimendo la stampa e il pensiero” (A. Frescura)

“Sopprimendo la stampa e il pensiero” (A. Frescura)

 Dove sono i generali, perdio?

(…) Costoro, i nuovi giunti, preposti a un comando a cui poteva reggere anche un capitano, finché erano tenuti innanzi a una trincea nemica che la nostra artiglieria, a un dato punto, avrebbe stritolato, se la sono tanto meglio cavata in quanto che si creano una fama di energia ordinando fucilazioni e giurando che i loro soldati sarebbero andati all’assalto

come al ballo cantando si va

anzi, che sarebbero stati mortificatissimi di non morire tutti con “morale elevato”.

Ah, la morale!

Ma questi generali posti improvvisamente, dal 24 di Ottobre, in una guerra di movimento che si riteneva ormai superata e dove occorreva avere un’idea, hanno avuto solo quella di urlare:

– Il soldato non si vuol battere!

Falso. Il soldato è quello che è. Il soldato non si è mai voluto battere, sia egli austriaco, tedesco, francese o che so io. La pelle, signori generali, è un coefficiente… immorale.

Ma questo soldato che non si batte, che gitta le armi, che canta, da Caporetto al Tagliamento:

Cadorna può cantare l’addio mia bella addio,

la pace separata la voglio fare io

è quello stesso che, nel Trentino, sul Carso e ancor oggi sul Piave, s’è avventato sui reticolati, che ha divelto con le braccia, per passare. È quello stesso che ognuno di noi ha veduto, comandato, morire sotto il “bombardamento di abbrutimento” oppure balzare all’assalto una, due, tre volte, finché è caduto con il viso a terra, finalmente in pace. È quello stesso che, per anni, è stato sottratto alla famiglia, che la famiglia ha tradito, che il Paese ha succhiato, che ci ha lasciato le promozioni le decorazioni e le medaglie, ed è morto. È lo stesso.

Condotto bene il soldato si batte. Ma chi lo ha condotto, da Caporetto in poi?

Perché, mentre al fronte si pensava alle “avanzate”, nelle retrovie si pensava all’avanzamento.

Luigi Cadorna.

In suo nome, quanti delitti si sono compiuti, quanti assassini morali si sono consumati!

Se Luigi Cadorna è un galantuomo, io invoco un farabutto, ma che salvi l’Italia. E se Iddio è con noi il nuovo uomo non sia di coloro (i quali ora gli si avventano!) che a cuor leggero hanno assicurato che la guerra avrebbe durato tre mesi.

Luigi Cadorna si è ubbriacato dello stesso cattivo vino manipolato da lui e dispensato dagli avventurieri nuovissimi. La fiscalità medica ha fatto abili tutti i feriti storpiati, i malati e i deficienti, la morale degli interventisti ha disboscato i privilegiati (quanti?) e di questi, senza animo, e di quelli, senza fibra, si sono create le nuove Brigate e colmato i vuoti delle vecchie.

L’esercito, idropico, appariva impotente. Onde si potevano formare nuove unità e nuovi posti: la corsa all’avventura macabra; dopo di loro, il diluvio…

Si è sciupata in inutili offensive la più bella gioventù d’Italia. Miliardi di materiali, milioni di cannonate, centinaia di migliaia di uomini. Il Carso è una miniera e un cimitero.

Borevic ha ceduto, palmo per palmo, alle famose spallate di Cadorna. Per tre anni egli ha lasciato che una ricchezza di uomini e di metallo si sciupasse in poche ore, facendo un balzo indietro e attendendo che si ricominciasse.

Trieste era lontana.

Il soldato, che non sa dire tutto questo, lo aveva però perfettamente capito, e cantava con il suo cattivo vino:

Vittorio Emanuele ha scritto alla Regina:

se vuoi vedere Trieste te la mando in cartolina!

Poi, quando l’idropisia e l’ignoranza avversaria gli sono sembrate pari alla cecità, il maresciallo Boroevic ha avventato il suo colpo, ha rotto il baluardo di incoscienza, è passato, i suoi generali passarono, preceduti da truppe che non valgono le nostre.

I nostri, invece, trovarono, tutt’al più, che si era “interpretato il loro pensiero”… Onde si è potuto di loro canticchiare così:

Il general Matteo è pieno di medaglie,

ma quando c’è il nemico è il primo che si squaglie!

Si è censurato il “bollettino Cadorna”, che dà del vigliacco al suo esercito e non si censura alla Camera, con manrovescio bene applicato, quei quattro miserabili che urlano ai socialisti ed ai cattolici.

– Caporetto! Caporetto!

Caporetto.

Ah, è troppo comodo e troppo ingenuo di prendersela con i soldati e con quei partiti politici i quali, per loro natura ideologica, sono stati contro la guerra, nella quale ora si conducono da buoni italiani, posto che il paese è in guerra. Sono forse costoro, messeri, che hanno lasciato le linee arretrate senza riserve? Sono forse costoro che il 24 Ottobre hanno dato ordine di intasare le strade di carreggio, proprio nel giorno in cui il nemico vibrava il suo colpo, impedendo a uomini e cose di muoversi?

Sono costoro che il 24 Ottobre hanno tenuto fermo a Bergogna, da esempio, la Brigata Potenza che era giunta sino dal giorno 23, pensando di andarsene con la gabbia del canarino, invece di provvedere ad avviarla a Staroselo, dove sarebbe stata preziosa per sbarrare la valle e la via su Cividale?

Sono costoro che avevano messo balordamente tutte le artiglierie sulla sinistra dell’Isonzo, perdendole perciò in poche ore, e non ne avevano affatto, come non avevano riserve di uomini, né sula destra dell’Isonzo, né sulla linea di Torre, né su quella del Tagliamento?

Sono costoro che non erano sulle strade a provvedere all’ordine della marcia, allo sfilamento del carreggio, e al ponte di Pinzano, impauriti di una possibile rivoluzione. Hanno dato ordine di deporre i fucili, in cataste comode per il nemico, disarmando ad esempio, dei fanti valorosi come quelli della Brigata Potenza?

I neutralisti sono dei traditori? I soldati sono dei vigliacchi? No, siete voi. Voi che illuminate di fosca luce “l’oscura vittoria”. (…).

E frattanto il Corriere della sera, prima si è avventato contro tutti i Giolitti d’Italia, che non la pensavano come lui, urlando – Vedete? essi sono per la Germania! – Poi, imbaldanzito dal silenzio a cui costoro erano dannati dalla invocata carità di Patria, più forte ha berciato: – Vedete? essi tacciono, dunque… –

Dunque? Adunque il patriottismo è un monopolio e chi non è del monopolio è un traditore.

Traditore è chi osa sindacare criticare, ammonire. E traditore è chi, accusato di attentare alla compagine nazionale, si tace. Che tutti i generali italiani, a diecine e diecine, siano degli imbecilli, perché silurati, non deve esservi dubbio, se noi il dubbio si eleva a Cadorna, il quale, per amor di patria, è insindacabile. E chi ne dubita è traditore.

Chiedetene al vincitore di Gorizia, al generale on. Marazzi, che ha osato proclamare la verità, prima di Caporetto. Non potendo provare che egli fosse, che so, o bancarottiere o baro, gli hanno riveduto le buccie dello stato civile, chiedendogli conto… del presunto imboscamento dei suoi figli:

– …va bene, tu non mi intorbidi l’acqua… Ma tuo padre, però…

E, per distrarre la folla, hanno urlato:

– Ha detto male di Cadorna! Ora, Cadorna, l’Esercito, la Patria…

In nome della Patria, quando ha temuto la rivoluzione, o, almeno, la reazione, il Corriere della sera ha invocato dal “nefasto uomo di Dronero” la concordia, nonché da tutti i “neutrosocialpancifichisti”… E già ora, che il pericolo non è più incombente, ancòra punta l’indice contro di loro e ancòra latra: – Traditori della Patria!

E i fornitori, che fornicano e mantengono le baldracche d’Italia, mentre insidiano le mogli, le sorelle e le figlie dei combattenti, a cui tentano di togliere anche l’onore, squittiscono trepidi: – Caporetto! Caporetto!

Ricordo: nella ritirata di Ottobre e Novembre, in un paese vicino a Parma, una signora, da una finestra, ha urlato a dei soldati:

– Vigliacchi!

Un di costoro s’è fermato. Ha guardato in alto, compiendo un suo gesto ignobile, ma efficace e – perché no? – giustificato dal momento. Tutto ciò senza una parola, insistente e deciso, finché la signora sbalordita, si è ritirata. E, quando dopo pochi minuti essa si è riaffacciata guardando inquieta se il “vigliacco” se ne era andato, ha dovuto ritirarsi più che in fretta perché il suo uomo era sempre abbasso ad attenderla ed agitare la sua risposta.

Si polemizzi così con coteste signore e si prendano a ceffoni costoro che sono rimasti a rubare l’onore e l’oro ai combattenti…

Caporetto l’avete preparato voi spingendo i massacri idioti alla esasperazione e le forniture alla congestione e il dolore al parossismo. Voi, giornalisti bugiardi; voi, fornitori ladri, adulteri e adulteratori; voi, male femmine di fasti e nefasti.

Caporetto l’avete preparato voi, impedendo ogni libera critica, ogni onesto ammonimento, ogni prudente rinsavimento, sopprimendo le minoranze, sopprimendo la stampa e il pensiero. In Francia, almeno, l’Homme libre è potuto diventare l’Homme enchainé; da noi, l’uomo, lo si è fucilato senz’altro.

Caporetto l’avete preparato voi che avete ritenuto di spingere il Paese in una guerra illudendo che doveva durare tre mesi, mentre dura da anni. La quale cosa impedite, persino, di constatare, salvo urlare che si tradisce! (…). Voi, che avete preparato la spedizione balcanica, il maggio 1916 sull’Altopiano di Asiago, la Romania, lo sperpero dei miliardi di materiale e di centinaia di migliaia di uomini – il fiore della gioventù italiana! – avventati contro gli inutili sterpi della Bainsizza e le petraie del Carso, tingendo di qual puro sangue vermiglio il rosso delle vostre bandiere, poste a tutti i balconi dei fornitori d’Italia per gabellare per vittorie i massacri sterili, mentre il nemico, accorto, attendeva il momento in cui avrebbe potuto ficcarci più addentro nel cuore la spina della testa di ponte di Santa Lucia di Tolmino, trascurata con supina ignoranza. Voi, che battevate le mani alla strategia di Cadorna, mentre osannavano i due incensieri “depositari della volontà popolare”, Bissolati e Barzilai, ai quali non giungeva l’arguto commento di quella balorda strategia:

Il general Cadorna ha scritto a Guglielmone:

se non mi dai Trieste, mi tengo Monfalcone….

Voi, che avete tollerato che nella vita pubblica si portasse all’esasperazione la corsa al denaro e nella vita privata si togliesse ogni freno al lusso e al piacere. Voi, che avete rubato, truffato, mentito, camuffato e svisato ogni cosa, posto il bavaglio agli onesti, che avete ingannato il Paese e i combattenti, voi, sempre voi, e solo voi, che della magnifica arma affidata alle vostre mani inesperte e ladre, avete foggiato un rastrello con che andate ammucchiando il danaro sudicio alla roulette macabra.

Faites votre jeu, messieurs!

Ah, il gioco! Gioco in cui la posta è l’Italia.

La Patria.

Ed essa non è, per Iddio, quella che voi invocate, quella nel cui nome abusato voi avete consumato la spaventosa somma dei vostri delitti. Essa è la cosa più pulita, che non può essere con voi, di voi e per voi. Ché se essa fosse per davvero ciò che voi dite, sia maledetta la Patria.

Sentiamo adunque: chi di voi, donne, ci urla vigliacchi? Ci indurremo al gesto ignobile e – perché no? – anche efficace. E chi di voi, uomini, ci urla Caporetto? Noi vi piglieremo a schiaffi.

da: Attilio Frescura, Diario di un imboscato, Cappelli, 3a edizione, 1921;

frammenti alle pp. 217, 218, 220, 222, 223, 224, 225, 226, 229, 232, 240, 244, 250, 255, 256, 257

pp. 215, 216, 221, 238, 247, 248, 251

(* ora in Mario Isnenghi, I vinti di Caporetto nella letteratura italiana, Marsilio, 1967, p. 251-256)

cadorna 2

Cadorna (al centro)

 

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