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Pubblicato da il 28 Feb 2016 in Chiesa | 0 Commenti

Strano amore per il prossimo e sicura ubbidienza (R. Morozzo Della Rocca)

Strano amore per il prossimo e sicura ubbidienza (R. Morozzo Della Rocca)

 

Per amare il dovere, per comprenderne lo spirito, è necessario l’amore di patria ispirato dal sentimento religioso.

Dal comandamento divino dell’amore per il prossimo – si legge su La stella del soldato – deriva “quello della Patria; l’amor vero, l’amor santo”. E il “soldato italiano – prosegue il foglio delle congregazioni mariane – dal semplice fantaccino al più alto superiore, al Re, ha il sentimento cristiano, che fa esser forti e insieme virtuosi, radicato profondamente nel cuore. Tutti lo sentono questo fuoco sacro, che conforta e sostiene, non rende timidi e vili, ma riempie l’anima di coraggio e di fiducia”. Che i cappellani dovessero, del resto, insegnare alle truppe il dovere e il coraggio militari quasi con una terminologia religiosa era da alcuni autorevoli sacerdoti in divisa fatto discendere direttamente dalla volontà di Dio. Scrisse don Pirro Scavizzi nel 1917: “ (il cappellano ricordi ai soldati che) il dovere è sacro, l’eroismo è virtù, la viltà è colpa, il tradimento è obbrobrioso peccato (…). Ma dunque anche la Fede sarà uno strumento del militarismo? e i cappellani saranno gli araldi dei Comandi? No. Il cappellano compie questo sublime dovere del suo ministero, non già perché sia un dovere umano, ma perché è per lui un dovere divino; lo compie non già per ubbidire al suo colonnello, ma per ubbidire al suo Dio! Tanto meglio se l’ubbidienza al Signore procura anche compiacenza al superiore terreno”.

Roberto Morozzo Della Rocca, La fede e la guerra. Cappellani militari e preti soldati 1915-1918, Gaspari, 2015 (1a ed. Studium 1980), p. 72

 

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