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Pubblicato da il 23 Mag 2015 in Letture | 0 Commenti

Sull’Ortigara (B. Martino)

Sull’Ortigara (B. Martino)

 

L’alba del 15 giugno si sollevò come un sudario su quel massacro, senza alcun pudore, senza alcuna pietà. Montagne di cadaveri tra le rocce rosse di sangue non ancora coagulato, monumento alla scelleratezza dei potenti e all’eroismo della gente semplice, disposta a morire per promesse ancor tutte da definire e da capire.

Di nuovo gli italiani, forti del fatto che il nuovo attacco austriaco era stato respinto, passarono al contrattacco e conquistarono la Cima dell’Ortigara. Ma a chi era giovata tanta perdita di vite umane? Forse per i generali italiani si trattava di una questione di prestigio, visto che quel lembo di terra non serviva a nulla; non è spiegabile altrimenti questo accanimento per altro condiviso, forse con la stessa ambizione, dal comando austriaco.

Tant’è vero che appena un paio di giorni dopo le artiglierie austriache ripresero a martellare con violenza inaudita le nostre posizioni. Altro massacro, altrettanto inutile ed umiliante, da entrambe le parti, con la conclusione che l’Ortigara fu nuovamente in mano austriaca senza tuttavia riportare una vittoria definitiva, perché le truppe italiane rimasero appostate sui altre zone limitrofe impedendo agli avversari la distruzione dell’intero fronte.

Il risultato conseguito dall’assurda volontà italiana di realizzare il “piano K” fu soltanto la perdita di quasi ventiquattromila uomini; da parte austriaca si poté constatare la disastrosa situazione di questa nuova fase del conflitto e non rimase altro che imitare gli italiani nel cercare di attestarsi sulle nuove linee rinnovando i quadri e fortificando le difese. Un altro straziante capitolo era stato scritto su quei monti.

Bruno Martino, Un nido per le aquile. L’altopiano del sole, edizioni del noce, 1995, p. 155-156

 

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