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Pubblicato da il 5 Set 2014 in Audio e Video | 0 Commenti

Suonare il silenzio (P. Rumiz)

Suonare il silenzio (P. Rumiz)

Quali sono le parole che, più di altre, raccontano la grande guerra?

Io direi il silenzio. Perché non c’è discorso, non c’è retorica, non c’è musica, non c’è monumento che possa rendere quello che è accaduto se non l’asciuttezza del silenzio.

Anche il silenzio ha una sua voce?

Certo. Basta mettersi in ascolto. Io l’ho sentita in momenti e in luoghi precisi. Ad esempio in Belgio, a Ypres. Ogni sera, alle 20 in punto, sotto un arco che reca scritti i nomi dei 100 mila soldati inglesi, la tromba suona il silenzio. E ogni sera, in questo luogo, arrivano centinaia di persone. È il silenzio che precede tale momento ad avermi colpito. Assordante. Un altro luogo sono i cimiteri. Non quelli dei regimi, non i sacrari. Ho in mente quello del fronte orientale, dai Carpazi in là, costruito tra il 1916 e il 1917. Qui, dove il nemico è stato ospitato con la stessa dignità, ho trovato parole di una bellezza e di una nobiltà assolute. Mi è capitato di versare qualche lacrima davanti a posti così. Ci sono poi i cimiteri che non troverai mai: quelli delle fosse comuni, mangiate dai boschi.

Paolo Rumiz

(dall’intervista di Nicoletta Masetto, in Messaggero di Sant’Antonio, settembre 2014, p. 37)

 

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