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Pubblicato da il 5 Feb 2016 in Obiettori | 0 Commenti

Un alpinista “disertore”: Antonio Dimai (E. Camanni)

Un alpinista “disertore”: Antonio Dimai (E. Camanni)

 

Cortina è proprio al centro del cortocircuito, crocevia di lingue, dialetti e scambi culturali. Divisi tra vecchie appartenenze e nuove dominazioni, gli ampezzani si trovano d’un tratto nel cuore del ciclone. Sono lacerati: vedono famigliari sull’uno e sull’altro fronte, amici con la divisa del nemico, compagni e fratelli che si sparano addosso. A chi credere? Da che parte stare? In pochi giorni la guerra ha scardinato le identità dei montanari, imponendo leggi contro natura.

È esemplare la storia di Antonio Dimai, il primo salitore della Tofana da sud, che viene avvicinato dai carabinieri nell’agosto del 1915.

Siete voi il signor Dimai detto Tone Deo?

Si, sono io.”

La guida alpina?”

Sì.”

Allora fate presto: seguiteci.”

Dimai porta il cavallo nella stalla e dice alla moglie che forse non rientrerà per il pranzo. Tanto c’è poco lavoro, pensa Tone, da quando gli hanno vietato di uscire con la falce e salire sui tetti con il fieno.

Lo scortano sulla piazza di Cortina, dove le truppe occupanti smistano le operazioni in una confusione di muli, cavalli e carri, armi e munizioni, ufficiali imperiosi e reclute disorientate. La piazza è piena, come sempre nei giorni d’estate, ma i soldati hanno sostituito i turisti; portano anche loro zaini da montagna, ma hanno dimenticato le bottiglie di champagne.

Ecco a voi il Dimai, signor ufficiale”, dicono i due carabinieri.

L’ufficiale lo accoglie in modo sbrigativo e gli chiede senza tanti preamboli di guidare una pattuglia armata sulla Tofana di Rozes, per la parete più difficile.

Abbiamo assoluto bisogno di raggiungere la cima dalla parete”, spiega. “L’avete fatto in pace, potete rifarlo in guerra.”

Manca poco meno di un anno all’impresa di Gaspard e Vallepiana sul camino sud-ovest della Tofana, ma la parete, evidentemente è già nei disegni dei comandi superiori, se non si può aggirare la montagna bisogna prenderla di petto, suggerisce la logica elementare della guerra. Dimai risponde gentilmente che non può salire la parete con i soldati italiani: è troppo rischioso, ha il suo lavoro di guida e poi si considera un cittadino austriaco.

Storie!”, sbotta il graduato. “La voglio qui domattina alle nove.”

Dimai è uomo d’onore e alle nove in punto si ripresenta in paese.

Allora, è pronta la nostra guida?”, domanda l’ufficiale.

Con tutto il rispetto, signore, io non guiderò i vostri alpini sulla Tofana.”

Ma questa è diserzione!”

Questa è la mie decisione.”

Lo ammanettano e lo rinchiudono nella prigione comunale, poi lo caricano su un autocarro e lo portano nel campo di internamento.

Dove siamo?”, chiede Dimai dopo due settimane di viaggio.

Mazara del Vallo, sul mare di Sicilia!, caro il nostro montanaro”

dimai

Enrico Camanni, Il fuoco e il gelo. La Grande Guerra sulle montagne, Laterza, 2014, p. 101-102

 

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