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Pubblicato da il 21 Nov 2016 in Letture | 0 Commenti

Un ammonimento inutile (E. Corti)

 

Nel tardo pomeriggio di quel giorno, mentre percorreva la via Mestre-Postumia, la tradotta sfilò a passo d’uomo davanti all’immenso ossario di Redipuglia dove sono riunite, nel luogo stesso dei terribili combattimenti per Trieste, centomila salme di caduti della prima guerra mondiale. Tutti s’erano ammassati ai finestrini o agli sportelli dei carri per vedere: l’ambiente carsico retrostante, più pietroso che verde, veniva a costituire una sorta d’enorme anfiteatro; dalle ultimi propaggini dell’Adriatico il sole, già decline, illuminava di sbieco lo spaventoso cimitero, mettendone in rilievo ogni particolare.

Accidenti” si diceva Ambrogio “accidenti. Che ammonimento! È accaduto, quando? Meno di venticinque anni fa… Fortuna che la guerra adesso non è più a qual modo, non costa più tanti morti…”

I suoi tre giovani che stavano pigiati insieme con lui al finestrino: “Che razza di macello” mormorò uno. “Uno scherzo” borbottò un altro.

Il terzo non diceva niente; era un ragazzo veneto d’animo semplice, di carattere cordiale, osservava in silenzio, con fronte rannuvolata, il terribile spettacolo.

Cosa starà pensando?” si chiese Ambrogio: “Forse che anche di noi affacciati in questo momento ai finestrini, alcuni – non sappiamo se pochi o tanti, ma con certezza alcuni – non torneranno più? Perché senza dubbio per un certo numero di noi queste sono le ultime ore di vita in Italia. Fortuna non si sappia per chi”.

Eugenio Corti, Il cavallo rosso, Ares, 2008 (or. 1983), 1° volume, p. 145

 

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