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Pubblicato da il 8 Nov 2014 in Storia | 0 Commenti

Un imperatore per la pace? Carlo I d’Austria (Wikipedia)

Un imperatore per la pace? Carlo I d’Austria (Wikipedia)

Carlo I d’Austria-Ungheria (in tedesco Karl Franz Josef Ludwig Hubert Georg Maria von Habsburg-Lothringen; Persenbeug, 17 agosto 1887 – Funchal, 1 aprile 1922) fu imperatore d’Austria, re d’Ungheria e Boemia, e monarca della Casa d’Asburgo-Lorena.

Regnò come imperatore Carlo I d’Austria, re Carlo III di Boemia e re Carlo IV d’Ungheria. Fu beatificato da papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre 2004 e la ricorrenza viene celebrata il 21 ottobre.

Figlio primogenito dell’arciduca Ottone d’Austria (1865-1906) e della principessa Maria Giuseppina di Sassonia (1867-1944), nel 1911 sposò la principessa italiana Zita di Borbone-Parma.

Divenne erede al trono in seguito all’assassinio di Francesco Ferdinando il 28 giugno 1914; fu incoronato imperatore alla morte di Francesco Giuseppe nel 1916. In seguito alla sconfitta dell’Austria-Ungheria nella Prima Guerra Mondiale andò in esilio con la famiglia nell’isola portoghese di Madeira dove morì di polmonite all’età di soli 34 anni.

Negli ultimi giorni di vita chiamò a sé il figlio primogenito Otto perché volle che costui vedesse “come muore un imperatore”. Il 3 ottobre 2004 è stato beatificato da Papa Giovanni Paolo II. Della sua vita si ricorda il grande impegno affinché la guerra terminasse. Cattolico, prese a cuore le parole dell’allora Papa Benedetto XV che ripeté più volte che si trattava di una “inutile strage”. Appena salito al trono, nel suo discorso iniziale, dichiarò che il suo obiettivo era la pace dei popoli.

Le trattative di pace svolte in segreto da Sisto, fratello della moglie Zita, nella primavera del 1917, portarono ad un sostanziale accordo con Francia e Gran Bretagna, ma l’Italia si oppose ad un ritorno alla situazione prebellica. Inoltre c’era anche il problema dell’alleato Germania che voleva una “pace vittoriosa”. Si ricorda inoltre l’opposizione del sovrano all’utilizzo delle nuove e devastanti armi e per questo andò incontro alla diffidenza dell’alleato germanico e agli ambienti pangermanici che cercarono di sminuirne la personalità.

Durante il suo regno fu notevolmente ridotto lo sfarzo della corte asburgica, tanto che si faceva servire il pane nero e non quello bianco che veniva destinato ai feriti ed ammalati del fronte. Le sua aperture autonomistiche nei confronti dei popoli dell’impero furono bloccate dalla componente ungherese che non voleva concedere spazio alle minoranze (serbi e rumeni). Per questo non fu mai appoggiato e visto con dispetto sia dalla parte pangermanica dell’Austria che dalla componente ungherese, che erano legate al vecchio sistema di impero.

Durante la cerimonia di beatificazione papa Giovanni Paolo II disse che Carlo doveva essere «[…] un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica!». Inoltre si ricorda l’enorme fede cattolica che l’imperatore praticava tanto di voler presenziare al Te Deum del capodanno 1918-19. Alla domanda del perché voleva ringraziare il Signore nell’anno della sconfitta e nell’anno in cui perse tutto, Carlo rispose che «… l’importante è che i popoli abbiano ritrovato la pace…» e per questo bisognava ringraziare Dio.

(da Wikipedia, l’enciclopedia libera)

 

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