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Pubblicato da il 14 Nov 2014 in Obiettori | 0 Commenti

Voci nel deserto – 1: Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht (L. Zoja)

Voci nel deserto – 1: Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht (L. Zoja)

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L’8 agosto del 1914 l’“Economist” si azzardava già ad affermare che la guerra appena scoppiata era “forse la maggior tragedia della storia umana”.

Il XIX secolo aveva prodotto nuove teorie, che si proponevano di rendere la politica meno emotiva, più razionale, rivolta all’interesse comune e all’innalzamento delle condizioni di vita dei lavoratori. In mezzo all’entusiasmo di massa per la guerra, però, i movimenti operai internazionalisti si lasciarono rapidamente contaminare dal virus del nazionalismo. Già il 4 agosto il Partito Socialdemocratico tedesco – la maggiore organizzazione di lavoratori al mondo – vota in massa a favore dei crediti di guerra. I suoi programmi di giustizia e fratellanza internazionale provenivano da quattro decenni di dibattiti e di conquiste sociali: erano, per l’appunto, un prodotto faticoso, non un bacillo che rapidamente provocava infezioni psichiche collettive e odio. Questi scopi, ragionevoli e poco eroici, in un attimo venivano gettati in cantina. Con quel voto il movimento operaio tedesco si suicidò e la sua stampa fu offerta come truppa ausiliaria, alla propaganda del macello. Solo due parlamentari votarono contro il finanziamento della guerra: Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Tutti e due questi sopravvissuti di un mondo innamorato della giustizia furono assassinati nel disordine che seguì la fine del conflitto. Il Partito Socialista austriaco, invece, si era scisso già qualche anno prima, quando i cechi ne avevano fondato uno nuovo su base etnica: la guerra esplose nel 1914, ma fu preceduta da una lunga e lenta lievitazione delle diffidenze reciproche.

Luigi Zoja, Paranoia. La follia che fa la storia, Bollati Boringhieri, 2011, p. 147

 

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