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Pubblicato da il 14 Nov 2014 in Obiettori | 0 Commenti

Voci nel deserto – 2: Stefan Zweig e Romain Rolland (L. Zoja)

Voci nel deserto – 2: Stefan Zweig e Romain Rolland (L. Zoja)

 

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La solitudine dello scrittore, che per professione parla a un lettore senza conoscerne la risposta, è particolarmente pesante nell’autunno in cui appassiscono i rapporti tra gli uomini. A questo punto il dialogo dei due subisce una svolta, passando dalle parole stampate a quelle tracciate in privato, con la penna. Zweig scrive a Rolland, che si trova sempre in Svizzera, dove sta per iniziare la sua opera umanitaria a favore di feriti e prigionieri di guerra, una lunga lettera personale (6 ottobre 1914). Inizia scusandosi perché, proprio mentre stanno cercando un terreno comune, gli scrive in tedesco (i due amici sono poliglotti e fino ad allora Zweig aveva scritto in francese). Con la guerra una lettera inviata in un paese neutrale è automaticamente sospetta, può essere aperta dalla censura: se si scoprisse che scrive in francese, lingua nemica, l’autore diverrebbe a sua volta sospetto e potrebbe andare incontro a gravi problemi. Con dolorosa consapevolezza, Zweig analizza la direzione sanguinaria e filoparanoica ormai presa dai giornali francesi. Chiede a Rolland di unirsi a lui in una lotta contro l’isteria, che invita solo all’umiliazione e al massacro degli avversari (nella corrispondenza i due cercano di evitare il termine “nemici” e tendono a qualificarsi come “europei”). Già il 10 ottobre 1914 Romain Rolland risponde a Zweig, indicando a sua volta esagerazioni, voci e false notizie paranoiche nella stampa di lingua tedesca; e propone di continuare a segnalarsi reciprocamente questi interventi velenosi dei giornali, indipendentemente dalla loro provenienza, e di lottare per denunciarli presso l’opinione pubblica.

Inizia così far i due un’intensa corrispondenza, cui metterà termine solo la morte. Rolland si trova presso la sede della Croce Rossa Internazionale, a Ginevra, e si occupa di localizzare i primi prigionieri di guerra civili. Il mondo è lontanamente preparato neppure per la valanga di quelli militari, sicché dei civili non si occupa nessuno. Zweig è il primo a essere reclutato dall’amico francese. Ma con questi reclutamenti non si formerà mai un esercito. Sono individui che possono sommarsi a individui: il totale darà sempre individui. Non compongono una massa, quindi non si moltiplicano contagi psichici di massa.

Luigi Zoja, Paranoia. La follia che fa la storia, Bollati Boringhieri, 2011, p. 148-149

 

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